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Sonata Islands Festival 2009

Jazz & Notation

"Jazz & Notation" tries to cross the border between written and improvised music, asking classical composers for more open forms and jazz musicians for more structured compositions. Musicians in the ensemble feel at ease passing from improvisation to reading and viceversa.

Amongst our guest soloists we would like to underline the presence of Giovanni Falzone, Javier Girotto, Mauro Negri, Simone Zanchini and Tino Tracanna.


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La peculiare originalità del festival consiste nella produzione nello stesso spettacolo di musica nuova e jazz, di musica performing-improvvisata e scritta-strutturata. Anche quest’anno l’orizzonte si allarga sinesteticamente attraverso la visione cinematografica nell'appuntamento (solo trentino) dei Muti musicati, in collaborazione con l'associazione bolzanina Rimusicazioni

Fra gli ospiti solisti da sottolineare la presenza di Giovanni Falzone, Javier Girotto, Mauro Negri, Simone Zanchini e Tino Tracanna. L'idea di invitare solisti ospiti che suonino insieme all'ensemble proprie composizioni si è rivelata particolarmente vitale e interessante nelle edizione 2006-2008.

Le date: 

28 ottobre ore 21
In collaborazione con Opera Universitaria di Trento
Studentato Univeristario S. Bartolameo via Malpensada

Avant-prog bielorusso dei Rational Diet

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Blue Note,  Milano
8 novembre 2009 ore 21   

Tino Tracanna (sax) e ensemble Sonata Islands (musiche di Tracanna e Galante)

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Politeatro Viale Lucania 18  Milano 
9 novembre  2009 ore 21   

Museo di Scienze Naturali in Palazzo Sardagna, Trento
10 novembre  2009 ore 21   

Giovanni Falzone (tromba), Simone Zanchini (fisarmonica) e Sonata Islands (musiche di Falzone, Stuppner, Zanchini)

in coproduzione con Festival di Musica Contemporanea di Bolzano

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Politeatro Viale Lucania 18  Milano 
16 novembre  2009 ore 21   

Museo di Scienze Naturali in Palazzo Sardagna, Trento
17 novembre  2009 ore 21

 Javier Girotto (sax) e Sonata Islands
(musiche di Girotto, Michael Nyman, Riccardo Zegna, Germano Mazzocchetti)

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Politeatro Viale Lucania 18  Milano 
23 novembre  2009 ore 21   

Museo di Scienze Naturali in Palazzo Sardagna, Trento
24 novembre  2009 ore 21


Mauro Negri (clarinetto) Sonata Islands e Ensemble Zandonai
(musiche di Negri, Oscar del Barba, Roberto Soggetti, Mario Pagotto, Emilio Galante)

in collaborazione con Orchestra Zandonai

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Politeatro Viale Lucania 18  Milano 
30 novembre  2009 ore 21   

Castello del Buonconsiglio, Trento
1 dicembre  2009 ore 21


Kamera Quintet 

(musiche di ELP, Genesis, King Crimson, Gentle Giant trascritti per quintetto a fiati, Carlo Galante, Riccardo Giagni)

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Sala Filarmonica, Trento
9 dicembre  2009 ore 21

Ensemble Zandonai in collaborazione con Sonata Islands

musiche di Giovanni Sollima e Emilio Galante

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In collaborazione con il Cineforum di Trento
Cinema S. Marco - via S. Bernardino - Trento
15 dicembre  2009 ore 17,30 - ore 20.45

Douro, Faina Fluvial
(Lavoro sul Douro, regia di Manoel de Oliveira, 18', Portugal, 1931 - rimusicazione di Susy Lughezzani, pianoforte)

The Plastic Age
(regia di Wesley Ruggles, 73', U.S.A, 1925)

con Tiziano Popoli, Paolo Enrico Archetti Maestri, Emilio Galante

in coproduzione con Associazione Rimusicazioni di Bolzano






La settima edizione del festival Sonata Islands si tiene anche quest’anno sia a Trento che a Milano da fine ottobre a metà dicembre. Le sedi sono numerose: a Milano il Politeatro di viale Lucania e il Blue Note, a Trento il Museo di Scienze Naturali, il Castello del Buonconsiglio, lo Studentato Universitario, il Cineforum al Teatro S. Marco e la sala Filarmonica.

La formula ormai consueta è quella di commistare jazz e musica classica contemporanea, linguaggio dell’improvvisazione e della composizione.
Per fare ciò l’ensemble Sonata Islands invita in ogni concerto un diverso solista proveniente per lo più dal mondo del jazz.
Quest’anno i solisti saranno Tino Tracanna, Giovanni Falzone e Simone Zanchini, Javier Girotto, Mauro Negri.

Verranno presentate molte prime esecuzioni di Hubert Stuppner, Oscar Del Barba, Riccardo Giagni, Roberto Soggetti, Mario Pagotto, Riccardo Zegna e Germano Mazzocchetti.

Due appuntamenti guardano in modi diversi al rock, all’avant prog dei bielorussi Rational Diet e al progressive rivisitato per quintetto a fiati di Kamera in Rock.

Quest’anno si apre una nuova collaborazione con il Museo Tridentino di Scienze Naturali, che ospita tre dei nostri appuntamenti, in sinergia con la mostra fotografica di Diego Moratelli. L’orizzonte sinestetico si allarga ulteriormente attraverso la visione cinematografica di un muto musicato, all’interno della programmazione del Cineforum di Trento.

Ben tre co-produzioni, con il Festival di musica Contemporanea di Bolzano, con il Festival Rimusicazioni di Bolzano e con l’ensemble Zandonai di Trento, informano il nostro programma, frutto di una politica che ricerca attivamente la produzione e la circolazione di spettacoli nuovi.



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28 ottobre 2009 ore 21 Studentato Universitario S. Bartolameo, Trento
Rational Diet

Vitali Darashuk     fiati
Kristsia Kiryl         violino
Padhaiskaya Volha     tastiere
Kristsia Nadzeja     violoncello
Tarasiuk Maksim     chitarra elettrica
Maslouski Dzmitry     basso
Siamitka Mikalai     batteria

Qui due live recordings dal concerto trentino

Inedito
Condemned

fotografia di Sergio Amadori

fotografia di Sergio Amadori

Rational Diet(RD). Modern chamber music ensemble, from Belarus (former USSR), existing as septet (acoustic+electric line-up): violin, cello,
piano/organ, bassoon/saxophone, guitar, bass-guitar, drums. RD was found in 1997 in Brest by students of the musical college. Now, after graduating Minsk conservatorium by old and new RD members,  the band is presented by seven experienced composers and performers. RD plays original composed and improvised pieces in style tends to be called Chamber Rock (and Stravinsky and Henry Cow elements may be found in band's music).

HISTORY
1997. Brest, Belarus - musicians first time work together making soundtracks for experimental films, performances etc. Music of that period combined minimalistic themes, free improvisation, aleatoric, noise and happening.
1997-1999. Band named Rational Diet stops playing "applied" music and became something like a collaboratory of composers who write serious contemporary rock compositions with elements of improvisation. Dozens concerts in Belarus. First recordings ("From the grey notebook", 1999, published by Altrock in 2007).
2000-2002. Minsk, Belarus - Something like coma in RD's activity. Band consists of just two musicians but continues to play. RD takes part in
almost all festivals of contemporary art in Belarus cooperating with poets and performers. Music for a couple of theater works.
2003-2006. New cast of musicians and new manner of playing - RD becames an acoustic chamber ensemble. "The Shameless" recorded in august 2004 (published by Altrock in 2007) demonstrates new abilities of band after such metamorphoses.
2007-2008. Reunion with rock sounding wing. Rational Diet becames septet consists of  classical and rock line-up. Album "At Work"(published by Altrock in 2008). Concerts in Poland, Germany, Italy as well as in Belarus and Russia.
2008-2009. "Janko, the Alban king" soundtrack for self-made performance. Recording of new album.


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8 novembre 2009 ore 21  Blue Note,  Milano

Tino Tracanna        sax tenore

Sonata Islands Quintet
Emilio Galante                flauto
Guido Bombardieri         clarinetto
Beppe Caruso                 trombone
Tito Mangialajo Rantzer  contrabbasso
Stefano Bertoli                 batteria


Tino Tracanna            New mind lines
Guido Bombardieri     Etno song
Emilio Galante            Fibonacci Follia
Tino Tracanna            Pow how
Emilio Galante            Nodo alla gola
Tino Tracanna            Like Cab
Tino Tracanna            Triad
Emilio Galante            Keep your eyes up
Tino Tracanna            Il mercato dei pazzi


Tino Tracanna, nato a Livorno nel 1956 si laurea in Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo presso l'Università di Bologna, fa parte dal 1981 fino ai primi anni ‘90 del gruppo di Franco D'Andrea con il quale  partecipa a numerosi festival nazionali ed internazionali e col quale incide cinque album, di cui due  (No Idea of Time e Live), premiati come miglior disco dell'anno nei referendum indetti dalla rivista Musica Jazz negli anni 1984 e 1986. Nello stesso anno lo stesso quartetto vince il referendum come miglior gruppo dell’anno. Dal 1983 fa inoltre parte del quintetto di Paolo Fresu con il quale compie numerosi tour in Italia e all'estero ed ha inciso numerosi album, tutti accolti con favore dalla critica e dal pubblico, uno dei quali, Live in Montpellier  risulta vincitore del referendum di Musica Jazz del 1990. Il quintetto vince anche il referendum come miglior gruppo negli anni 1990 e 1991. Vanno ricordati inoltre Night on the city e  il recentissimo Melos vincitori del prestigiosissimo premio francese Django quali migliore realizzazione discografica europea negli anni 1995 e 2001. Dal 1985 è leader di un proprio gruppo con il quale realizza cinque LP ben accolti dalla critica e dal pubblico, col quale ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali. Dal 1995 è docente di jazz presso diversi Conservatori Italiani. Attualmente è Titolare della Cattedra di Jazz al Conservatorio G. Verdi di Milano
Ha suonato con: F. D'Andrea, P. Fresu, G. Trovesi, B. Tommaso,  D. Liebman, S. Lacy, G. Fewell G. Cables, S. La Spina, J. Williams, M. Dietrich, G. Ferris, B. Altschul, M. Helias, J. Knepper, T. Stanko, S.Gervasoni, T. Ghiglioni, R.Cipelli, A. Zanchi, E. Fioravanti G. Cazzola, M.Pia De Vito, T. Tononi, D. Cavallanti, P. Minafra, C. Bagnoli, S. Palumbo, E. Rava, R. Gatto, Muhal R. Abrams, G. Basso, D. Rea, A. Mancinelli, G. Tommaso, M. Grossi.... Ha al suo attivo quasi 50 album come solista.
 
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9 novembre  2009 ore 21 Politeatro, Milano
10 novembre  2009 ore 21,  Museo di Scienze Naturali, Trento

Giovanni Falzone tromba
Simone Zanchini fisarmonica

Sonata Islands
Emilio Galante                   flauto
Guido Bombardieri            clarinetto
Tito Mangialajo Rantzer    contrabbasso
Stefano Bertoli                   batteria


Simone Zanchini    "Ciò" la puntina che mi salta  (novità)
Emilio Galante         A love lorn tongue  (novità)
Giovanni Falzone    Cromatica altitudine (novità - ispirata alla fotografia di Diego Moratelli)
Hubert Stuppner    High Society
                I. Marsch - 2. Blues - 3. Foxtrott (novità)
Giovanni Falzone    Sonata Islands (novità)
Giovanni Falzone    Machine-man


(foto Bernardinatti)


Giovanni Falzone, trombettista e compositore comincia lo studio della tromba, presso la scuola di musica della banda del paese di Aragona (AG), all’età di 17 anni. Si diploma in tromba al Conservatorio di Palermo e in jazz al Conservatorio di Milano.  Dal 1996 al 2004 collabora stabilmente con l’Orchestra Sinfonica di Milano ed ha occasione di suonare con direttori e solisti di fama internazionale come: Giuseppe Sinopoli, Claudio Abbado, Carlo Maria Giulini, Riccardo Chailly, Yutaka Sado, Luciano Berio, Vladimir Jurowski, Valere Giergev.
Dal 2004 si dedica definitivamente alla musica jazz e alla composizione.
E’ risultato vincitore di “DJANGO D’OR 2004”  Miglior Nuovo Talento, TOP JAZZ 2004 Musica Jazz  Miglior Nuovo Talento  
Accademie Du Jazz 2009  (Categoria Musicista Europeo)
Ha  pubblicato otto album come compositore, arrangiatore e band-leader, soprattutto per Soul Note, fra i quali “Meeting In Paris” e“R-Evolution Suite”
In qualità di Band-Leader ha suonato in vari Festival Jazz Nazionali ed Internazionali:
Umbria Jazz Winter, “Villette Jazz Festival” di Parigi, Clusone Jazz, AH-UM Jazz Festival, Bergen Natt Jazz, Copenaghen Jazz Festival, Aarhus International Jazz Festival, Sardinia Jazz Festival, Pavia Jazz Festival, Vicenza Jazz Festival, Monticelli Jazz, Molde Jazz Festival, La Palma Jazz, Bolzano Jazz, Teano Jazz, Tortona Jazz Festival, Iseo Jazz Festival, Festival Delle Silene, Edinburgo Jazz Festival, Odessa Jazz Festival (Ucraina) Bordeaux Jazz Festival, ZerozeroJazz, Auditorium Parco della Musica (Roma), Skopje, Villa Celimontana, Grenoble Jazz Festival, Nantes Jazz Festival. 
Attualmente è docente di ottoni jazz presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano alternando l’attività  solistica  a  quella  compositiva.   


Simone Zanchini, diplomato con lode in Fisarmonica classica presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro. Strumentista eclettico, esercita un’intensa attività concertistica con gruppi di svariata estrazione musicale (improvvisazione, musica contemporanea, jazz e classica ).
Fisarmonicista tra i più interessanti e innovativi del panorama internazionale, la sua ricerca si muove tra i confini della musica contemporanea, acustica ed elettronica, la sperimentazione sonora e le contaminazioni extracolte, sfociando in un personalissimo approccio alla materia improvvisata.
Ha suonato in numerosi festival e rassegne in Italia (Clusone Jazz, Ruvo di Puglia, Tivoli Jazz, Berchidda, Sant’Anna Arresi, Barga Jazz, Mara Jazz, Vignola, Ravenna Festival, Rossini Opera Festival, Roccella Jonica, Joung Jazz) e si è esibito nei più importanti festival internazionali (Francia, Austria, Germania, Inghilterra, Olanda, Svezia, Danimarca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Slovenia, Croazia, Serbia, Macedonia, Spagna, Russia, Tunisia, Etiopia Libano, India, Giappone).
Vanta collaborazioni con molti musicisti di fama internazionale: Thomas Clausen, Gianluigi Trovesi, Javier Girotto, Marco Tamburini, Massimo Manzi, Tamara Obrovac, Krunoslav Levacic, Vasko Atanasovski, Paolo Fresu, Bruno Tommaso, Ettore Fioravanti, Mario Marzi, Stefano De Bonis, Michele Rabbia, Giovanni Maier, Frank Marocco, Andrea Dulbecco, Antonello Salis, Han Bennink, Art Van Damme, Adam Nussbaum, Jasper Soffers. Collabora stabilmente dal ‘99 con i Solisti dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, con cui compie regolarmente tournée in ogni parte del mondo.
Ha recentemente pubblicato il disco Meglio Solo…!. (Silta records) progetto per fisarmonica classica, midi e laptop e il Quintetto Fuga per Art omaggio ad Art Van Damme e Frank Marocco.

“Le mie composizioni sono concepite secondo una visione di jazz contemporaneo: ossia il desiderio di mescolare stili e generi musicali diversi tra loro. Machine-Man, riarrangiato su misura per questa occasione, è un brano tratto dal mio album Meeting In Paris pubblicato nel 2006 dall’etichetta discografica Soul Note. Le composizioni Sonata Islands e Cromatica Altitudine sono stati composti appositamente per questa occasione. Sonata Islands, è una Ballade  dal carattere politonale, dove tutto il quadro sonoro gira attorno a due temi che si sovrappongono sfociando in una improvvisazione tematica, creando così un confine sottilissimo tra scrittura e improvvisazione; Cromatica Altitudine è un brano dove i cambi di sonorità e di colore sono repentini e contrastanti tra loro, proprio come succede in alta quota. Questo brano è stato ispirato da una foto di Moratelli.” (G. F.)

HIGH SOCIETY è un omaggio alla canzone anni Trenta di Louis Armstrong, ma anche in riferimento ai tre brani, MARCIA degli arroganti, BLUES degli intriganti, FOXTROTT degli Yuppies. È quindi un titolo che sottintende una critica sociale, verso una società piena di prepotenti, d'intriganti e di Yuppies. Yuppies sta per Young Urban Professionals, per quella generazione di giovani rampanti e figli della società opulenta (la generazione dopo gli Hippies), che si autorappresentano nell' idolatria del denaro, rispecchiandosi nella lacca delle macchine di lusso, nelle vacanze esotiche, che speculano nelle borse, che si dedica al più sfrenato materialismo. Yuppie sta per egoismo e arroganza, Yuppie è l'estetica del più sfrenato consumismo. (H.S.)

"Ciò" la puntina che mi salta: uno dei miei desideri è sempre stato quello di riuscire a riprodurre il suono di un vecchio vinile con la puntina inceppata.Poi con l'avvento del compact disc il desiderio è diventato feroce.Un Cd inceppato, che salta come una radio impazzita da una stazione all'altra, è una delle espressioni musicali più "moderne" che le mie orecchie, a tutt'oggi, ascoltano.Devo dire che non sono mai riuscito a riprodurlo, ma forse con questo brano mi ci sono un poco avvicinato. (S. Z.)

A Love Lorn Tongue è ispirato alla poesia di Allen Ginsberg A strange new cottage in Berkeley. Tutto il materiale melodico usato viene dalla trasposizione musicale della recitazione dell’autore. Questa la traduzione in italiano:
Un nuovo cottage strano a Berkeley
Tutto il pomeriggio a tagliar more di rovo da una staccionata marrone traballante/sotto un ramo basso con vecchie albicocche marce imputridite sotto le foglie/a riparare l’intricata macchina budellare di un nuovo cesso che gocciola;/trovata una caffettiera buona tra erbacce accanto al portico, rotolato un grosso pneumatico fuori dai cespugli viola, nascosta la mia marjiuana;/annaffiato i fiori, sfiorando l’uno e l’altro con acqua accesa di sole, tornando poi con ultime benedette gocce ai fagiolini e alle margherite;/tre volte ho passeggiato per il prato e sospirato assente;
il mio compenso, quando il giardino mi ha nutrito con le sue prugne cresciute in una specie di alberello nell’angolo,/un angelo premuroso del mio stomaco e della mia lingua secca e deserta di amore. (E.G.)


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16 novembre  2009 ore 21, Politeatro  Milano
17 novembre  2009 ore 21,  Museo di Scienze Naturali, Trento


Javier Girotto sax

Sonata Islands Quintet
Emilio Galante                   flauto
Andrea Pecolo                   violino
Bianca Fervidi                   violoncello
Tito Mangialajo Rantzer    contrabbasso
Andrea Dulbecco               vibrafono

Riccardo Zegna                Andalusa (novità - ispirata alla fotografia di Diego Moratelli)
Javier Girotto                    Cartolina
Michael Nyman                Bisocosis populi per violino solo
Germano Mazzocchetti    Testasghemba
Michael Nyman               Yamamoto perpetuo n. 5 per flauto solo (trascrizione di Andy Findon)
Javier Girotto                    Il senso della vita
Javier Girotto                    Ultima Zamba del 900
Javier Girotto                    Morronga la Milonga


(foto Antonio Ribatti


Javier Girotto è nato a Cordoba (Argentina) nel 1965. All’età di  all’età di 21 anni si trasferisce a Boston con una borsa di studio presso il celebre “Berklee College of Music” dove studia per 4 anni sax e improvvisazione con Joseph Viola, Bill Pierce, George Garzone, Hall Crook e Jerry Bergonzi. All’età di 25 anni fa un viaggio in Italia per conoscere il paese d’origine della famiglia proveniente dalla Puglia. Arrivato a Roma decide di non tornare più negli USA e sceglie questa città per vivere; da qui inizia la vera attività professionale, con “TERCER MUNDO” insieme ad Horacio “El Negro” Hernandez (latin jazz) e con “SIX SAX”, con il quale inciderà il suo primo CD con ospiti quali Bob Mintzer e Randy Brecker. Da questo momento incomincia a miscelare il jazz con le sue radici argentine realizzata soprattutto nel suo gruppo “AIRES TANGO” con il quale ha già registrato sette CD. Aires Tango è essenzialmente per lui, un creativo cocktail di tango, jazz, musica etnica, molta improvvisazione e molta scrittura e arrangiamento. Il gruppo è formato da  piano, basso, percussioni e sax.Parallelamente ad Aires Tango comincia a collaborare con il quintetto di Roberto Gatto (batteria), con Rita Marcotulli, Enrico Rava, Paolo Fresu, Gianluca Petrella, Bebo Ferra, Antonello Salis, Gianni Coscia, Peppe Servillo, Angà Diaz, Furio Di Castri, Tony Scott, Arto Tuncboiacian, Michel Benita, Carlo Rizzo, Aldo Romano, Luis Agudo, Maurizio Giammarco, Stefano Battaglia, Michel Godard, Anouar Brahem, Gianluigi Trovesi. Negli anni seguenti forma altri gruppi: “CORDOBA REUNION” è un gruppo formato da quattro musicisti provenienti dalla stessa città e con lo stesso background di folclore e tradizione; Nel 2000 forma il duo con Daniele Di Bonaventura (bandoneon) con il quale inciderà due dischi :“JAVIER GIROTTO PLAYS RAVA”  e  “RECORDANDO PIAZZOLLA”. Quasi in contemporanea nasce un altro duo con Luciano Biondini (accordion) con il quale incide “EL CACEROLAZO”.


Testasghemba: “Io mi volevo davvero ben: un’altra vita l’ho trovata per riversare le mie pene. Tu hai scritto tu hai cantato tu hai suonato. Io ho stonato. L’asso non l’ho trovato eppure mi sono divertito. E tu, qui, che cosa ti sei ricordato?” Nicola Fano


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23 novembre  2009 ore 21, Politeatro  Milano
24 novembre  2009 ore 21,  Museo di Scienze Naturali, Trento

Mauro Negri             clarinetto

Sonata Islands
Emilio Galante                  flauto
Tito Mangialajo Rantzer    contrabbasso

Ensemble Zandonai di Trento
Giancarlo Guarino        violino
Luca Martini                  viola
Francesco Ciech              violoncello


Roberto Soggetti         Ice on the moon  (novità - ispirata alla fotografia di Diego Moratelli)
Mario Pagotto            Joott  (novità)
Emilio Galante            May in Paris
Oscar Del Barba         Mirrors (novità)
Cole Porter                 Just one of those things (arrangiamento di Mauro Negri)
Vernon Duke            April in Paris  (arrangiamento di Mauro Negri)
Mauro Negri              Savoir Faire (novità)

Il programma si impernia sulla visione speculare di alcuni celebri songs novecenteschi, nella loro consueta elaborazione jazzistica, dove la variazione si basa innanzitutto sull’improvvisazione, sui giri armonici dati e in un’elaborazione scritta, “classica”, che procede nella variazione seguendo criteri diversi, spesso più astratti e meno immediati.

Mauro Negri è nato a Mantova nel 1966, città nella quale ha compiuto i suoi studi classici, diplomandosi in clarinetto con Giovanni Bertolini. Nel 1984 si classifica secondo al concorso per primo sax indetto dalla RAI di Milano, con la cui orchestra ha collaborato negli anni successivi.
Nel 1989 incide il suo primo disco per la Splasch Records intitolato "Patarau". Nel 1991 vince il "Jazz Contest" con il suo nuovo quartetto Trapezomantilo con il quale inciderà quattro CDs. Nel 1992 vince il premio "Top Jazz" come miglior talento italiano. Nel 1992 forma un trio con il chitarrista Sandro Gibellini ed il pianista Paolo Birro che vince il premio Barga Jazz 1992 e che produrrà due CD: Funny Men e The Tender Trap. Nel 1993 incide un disco come solista per l'etichetta Sentemo intitolato Piku che lo vede anche in veste di arrangiatore. Nel 1996 ha costituito il Mauro Negri S.F. Group con il quale ha registrato 3 CDs. Dal 1998 al 2001 Mauro Negri è stato membro fisso nel quartetto del batterista francese Aldo Romano, con il quale ha registrato un CD uscito per l'etichetta Label Bleu intitolato Corners. Per più di 2 anni è stato il primo sax alto-clarinetto della Vienna Art Orchestra. Con questa formazione ha registrato 4 CDs ed è stato in tour realizzando più di 50 concerti mondiali. E’ ospite fisso del quartetto New generation di Enrico Rava, con questa formazione ha all’attivo più di 50 concerti. Attualmente suona con il nuovo quartetto di Aldo Romano con il quale ha registrato 2 CDs. Relativamente all'attività concertistica va ricordato che ha suonato con nomi tra i più rappresentativi del panorama jazzistico mondiale: Kenny Wheeler, Billy Cobham, Albert Mangesldorff, Lee Konitz, Sal Nistico, Tony Scott, Steve Lacy, Paul Jeffrey, Eliot Zigmund, Jimmy Coob, Gato Barbieri, Tommy Turrentine, Manfred Schoof, Kim Klark, Marc Abrahms, Natalie Cole, Enrico Rava, Paolo Fresu, Furio Di Castri, Franco D'Andrea, Enrico Intra, Tullio De Piscopo, Ares Tavolazzi, Enrico Pieranunzi, Franco Cerri, Bebo Ferra. Nel 2007 ha pubblicato il libro “Master Jazz in Jazz edito da BMG Ricordi. Ha partecipato a tour mondiali con artisti del Pop italiano come Eros Ramazzotti e Edoardo Bennato. Per più di 22 puntate televisive è stato il saxofonista di Adriano Celentano. Nel 1992 ha fatto parte della grande orchestra del festival di Sanremo.


Ice on the moon : "Lunare solitudine e delicata bellezza di quello che appare come un frammento di ghiaccio. Pur senza costituire una rigida traccia compositiva, e' questa atmosfera che ho cercato di evocare nella prima parte del mio pezzo, in un linguaggio neoromantico in cui affiora a tratti la serialita'. Segue un tempo di danza che corregge in parte la malinconia dell'inizio. Anche la destinazione strumentale ha determinato il carattere della composizione: il clarinetto, in particolare, possiede un'opaca luminosita' adatta a toni caldi e intensi. A fargli da contraltare il flauto, unico strumento di questo ensemble veramente capace dei freddi colori siderali..." R.S.

Mirrors: Il brano è composto su una struttura ben precisa suddivisa in 4 parti e basata sulla sezione aurea per quel che riguarda diversi aspetti compositivi. Lo stile è atonale e politonale, basato su precise scale "modulanti". Non manca l'aspetto istintivo soprattutto nella terza sezione, di carattere più lirico e meditativo. Nella seconda sezione viene introdotto un tema di Cole Porter, From This Moment On, che svolge una funzione di secondo tema. I due temi vengono ripresi nell'ultima sezione, a "specchio" (da qui il titolo "Mirrors"), spesso incrociandosi. La parte improvvisativa riveste un ruolo importante e dà al pezzo un ulteriore elemento di estemporaneità ed interesse e la ritroviamo in diversi punti del brano: nella seconda, terza e quarta sezione. O. D. B.


Joott: la composizione nasce come omaggio a Cole Porter. In particolare nel brano appaino celati, ma intuibili, alcuni elementi melodici dalla canzone Just one of those things, interpretata da  grandissimi cantanti, ma in maniera insuperabile, a mio parere, da Ella  Fitzgerlad.
Non si tratta di un brano jazzistico (del resto non lo era nemmeno la musica di Porter, in senso stretto), ma alcune caratteristiche ritmiche e melodiche, che sono insite nel mio modo di comporre, si sposano naturalmente con una certa idea di swing  e di propulsione ritmica.
Il brano si snoda per circa 10 minuti, senza soluzione di continuità. Accanto al materiale musicale derivato trovano idee nuove e soprattutto nella parte centrale, la scrittura  molto articolata e briosa, richiede non poca attenzione agli esecutori.
Il brano si chiude con un lunghissimo canone dove il materiale armonico del brano di Porter ricompare, ma completamente sfigurato, quasi ombra di se stesso, impalpabile. (M.P.)

May in Paris, nasce dal materiale melodico di April in Paris, memorabile nell’interpretazione di Frank Sinatra, standard fra i più visitati nella storia del jazz. Questo materiale melodico viene piegato nella mia fantasia da vari procedimenti armonici. L’ascoltatore esperto riconoscerà certe orchestrazoni stravinskiane (Concerto in Re) e soprattutto l’ironica armonizzazione del tema con il celebre Tristan Akkord wagneriano. (E. G.)

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30 novembre  2009 Politeatro ore 21, Politeatro,  Milano
1 dicembre  2009 ore 21, Castello del Buonconsiglio, Trento

Kamera Quintet

Emilio Galante    flauto
Luca Avanzi    oboe
Mauro Pedron     clarinetto
Steno Boesso    fagotto
Stefano Rossi    corno

Emerson, Lake & Palmer   Suite da Tarkus
Gentle Giant                       Acquiring the Taste- Cogs in Cogs
Genesis                              The Musical Box
King Crimson                    XXI Century Schizoid Man - Song of the Gulls
Riccardo Giagni                 Muore il tiranno, il popolo fa festa, per quintetto di fiati (novità)
Carlo Galante                     Corali e luoghi di notte

Da una recensione sul web del cd Kamera in Rock, apparso nel 1998:
I cinque musicisti che hanno dato vita a questo interessante progetto sono partiti probabilmente da una semplice considerazione: come suonerebbero alcuni dei grandi brani del rock progressivo se suonati da un quintetto di fiati di stampo classico? L’idea è evidentemente simmetrica rispetto a quella che ha portato molti musicisti di progressive a trasportare elementi della musica classica all’interno del rock. Si realizza così una suggestiva andata e ritorno di idee musicali ed arrangiamenti tra rock e musica classica che stuzzica sicuramente la curiosità, anche se questo è, a mio avviso, solo uno degli aspetti sottesi dal disco in questione. Non si deve infatti pensare che “Kamera in Rock” sia simile alle varie riletture sinfoniche dei brani dei Queen, dei Genesis, degli Yes, ecc. che sono uscite negli ultimi anni. Innanzitutto qui la sfida è più problematica, un quintetto di fiati non può avere la pienezza di un’orchestra e nemmeno la fisicità di una ritmica rock. Le difficoltà sono poi accentuate dalla volontà di riprodurre tutte le dinamiche dei brani originali. Tale tentativo produce un effetto veramente strabiliante e mette in luce, usando le parole di Galante, “ quanto pensiero musicale, spesso molto complesso, fosse compresso” nei brani originali, infatti “trascritta questa musica rivela una profondità strutturale e un’intensità espressiva che non può che affascinare”. Del resto, come lo stesso Galante afferma, “la musica alla quale ci ispiriamo è quel rock progressivo dei primi anni Settanta che corrisponde probabilmente all’unico momento in cui il rock è stato totalmente musica d’arte e sperimentale”.


Muore il tiranno, il popolo fa festa:. Prima parte. Il ridicolo tiranno muore di ernia strozzata al termine di una festa notturna a Palazzo animata da cortigianeria pittoresca e musicanti di mediocre profilo. Visita del medico personale. Inutile corsa verso l'ospedale. Morte ingloriosa tra deiezioni e blasfemie.
Seconda parte. Il popolo fa festa. (R.G.)

Foto di Vigilio Forelli
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9 dicembre  2009 ore 21, Sala Filarmonica, Trento
ingresso gratuito

Ensemble Zandonai di Trento e Sonata Islands
Violoncello solista, Stefano Guarino
Voce recitante, Chiara Lombardo
Primo violino concertatore, Giancarlo Guarino

1) Giovanni Sollima     Spasimo – Concerto Mistico in parole e musica
 Musiche di Giovanni Sollima e testi di Antonio Corsaro, Gesualdo Bufalino, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo e Giovanni Verga.
5 quadri musicali per violoncello solista, voce recitante ed ensemble (trio d’archi, tastiera e percussioni)

De armonia; Peste; Raffaello: il naufragio; Porta dei Greci; De harmonia, via dolorosa.

2 ) Emilio Galante        Zauberberg (La montagna incantata)
     ispirato al romanzo di Thomas Mann nella reinvenzione di Giuseppe Calliari
     per voce recitante, flauto, violino, viola, due violoncelli e contrabbasso

1. Prologo - La salita; 2. Sabato delle streghe; 3. Neve; 4. Bufera; 5. Sogno; 6. Il colpo di tuono



Organici:
Spasimo – violoncello solista, Stefano Guarino; voce recitante, Chiara Lombardo; violino, Giancarlo Guarino; viola, Luca Martini; violoncello, Margherita Guarino; percussioni, Giorgio Perini; tastiera, Francesca Vettori.

Zauberberg – voce recitante, Chiara Lombardo; flauto, Emilio Galante; violino, Giancarlo Guarino; viola, Luca Martini; violoncelli, Stefano e Margherita Guarino; contrabbasso, Stefano Senni.

Spasimo, dal greco spasmòs, “spasmo” e dal lemma “span”, “tirare”, di origine indoeuropea. Ma Spasimo è anche il nome di una chiesa di Palermo, meraviglioso complesso monumentale riaperto nell’estate del 1995. Spasimo è l’opera che Giovanni Sollima compone, su commissione del Teatro Massimo, per celebrare la fine dei restauri. “Spasimo – racconta lo stesso Sollima – è il trauma di una chiesa che senza tregua ha cambiato identità, per più di quattro secoli. Teatro, lazzaretto, albergo dei poveri, ospedale, sifilocomio. I bombardamenti e l’oblio l’hanno resa discarica, contenitore dei tanti vuoti di memoria della città: schegge di palazzi, lapidi, liriche pietre crollate e sparpagliate lungo lo spazio, a cielo aperto, dove un sommacco è cresciuto grazie al pattume.
Nascono così cinque movimenti di “musica contaminata” in un luogo sospeso; Palermo stessa è un luogo sospeso tra Occidente, Oriente, Cristianesimo, Islam, invasioni, mafia, tragedie, nascite, rinascite”.
Cinque quadri fatti di storia e leggenda, del riverbero di suoni e voci che circondano questo luogo carico di magia. Riverbero che risuona tormentato nel tema che apre il primo movimento: De harmonia, cantato dal solo violoncello: una densità lenta che si leva dal passato, memoria che ritorna a un presente vuoto, assente. Carico di drammaticità sospesa è il secondo movimento, Peste, ritmico per eccesso di frenesia, per volontà disperata: è il ricordo tormentato della terribile pestilenza che si abbatté su Palermo nel XVII secolo, quando lo Spasimo si trasformò in Lazzaretto. E’ ancora la storia a scorrere nel terzo movimento, Raffaello: il naufragio. E’ il canto, leggero e senza posa, della speranza, della rinascita, del destino che ha voluto miracolosamente scampare il quadro di Raffaello Sanzio Santa Maria della Spasimo (oggi conservato nel Museo del Prado) da un naufragio, mentre veniva trasportato a Palermo per essere esposto nell’omonima chiesa. Porta dei Greci: altra contaminazione, altro intruglio di lingue e di emozioni, altra contraddizione, per una trama danzante, festosa, amara. Nell’ultimo movimento, De harmonia via dolorosa, ritorna il tema iniziale, ora gravido, per noi che ascoltiamo e assistiamo, di nuove conoscenze, di nuovi dolori: se vi è una via dolorosa da percorrere, dovrà essere tutta nostra la forza per affrontarla, e la rinascita di un monumento e insieme della città che lo accoglie saranno l’immagine di un nuovo possibile risveglio dell’umanità.
La proposta dell’Ensemble Zandonai è quella di affiancare l’opera musicale “Spasimo”, pregna di contenuti mistici e allo stesso tempo interculturali ed espressione così viva e vera della terra di provenienza, a testi di poesia e prosa italiana, in particolare siciliana, che evocano, per significato e atmosfere, la densa spiritualità contenuta nei cinque quadri musicali presentati. “Parole e musica” si alternano in una sorta di contrazione o convulsione dolorosa (lo “spasimo”) con quell’esasperazione e a volte esaltazione che caratterizza la natura e l’anima della Sicilia: Gesualdo Bufalino, Antonio Corsaro, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo e Giovanni Verga diventano espressione letteraria di una terra ove lo spasimo del sole abbaglia gli occhi e le pietre ed infiamma la musica, a tratti malinconica, a tratti frenetica e trascinante, di Giovanni Sollima.  

Zauberberg - La montagna interiore
Viaggio dell’anima, nella temporalità incerta di una illimitata convalescenza, la storia spirituale di Johannes Castorp si traduce, nel romanzo di Thomas Mann, in lungo soggiorno nel sanatorio alpino di Davos e in immagine severamente simbolica della montagna, luogo di purificazione e di ascesi nel quale i percorsi della cultura si denudano e il bianco nevoso, illimitato spazio senza cose, rivela all’uomo solo con se stesso la più profonda e irriducibile estraneità della natura.
La montagna incantata, ovvero magica, è condizione di quel processo di coscienza, è vertice delle esperienze introspettive, messa alla prova, iniziazione alla vita attraverso l’addensarsi del pensiero della morte. Paesaggio metafisico della metamorfosi concessa al protagonista nella consapevolezza del malessere, male del corpo che manifesta quello dello spirito, la montagna guida con necessità il viaggio interiore.
Il cammino di Castorp sul confine della storia si fa così esperienza estrema dell’individuo, accentuazione radicale della sensibilità, resa più acuta dal contatto con il dileguare delle forme e delle certezze, finché la storia non esplode daccapo con un colpo di tuono, udito a distanza.
GC
L’affascinante seppure verboso romanzo di Thomas Mann si traduce nel taglio che Giuseppe Calliari ne ha fatto in una essenziale ma emotivamente densissima vicenda. I sei movimenti della narrazione ne segnano i punti salienti. La voce narrante procede ora solitaria nella narrazione, ora accompagnata dalla musica, ora in contrappunto con alcuni samples della recitazione registrata nella lingua originale del racconto. La musica mi pare ispirate a qualche montagna (interiore) di una regione molto più meridionale di quella del romanzo: i luoghi della mia composizione, Sardegna e Sicilia, mi hanno inevitabilmente condizionato.
EG


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15 dicembre  2009 ore 17.30 con replica alle ore 20.45
Cineforum, Teatro San Marco, Trento
The Plastic Age - lungometraggio di Wesley Ruggles, (1925)

Tiziano Popoli                 tastiere
Paolo Enrico Archetti Maestri    chitarra elettrica
Emilio Galante                flauto e live electronics



Tiziano Popoli, dopo studi musicali accademici (diploma in pianoforte e musica elettronica, studi di composizione e laurea DAMS con una tesi sulla vocalità nella musica elettronica di Bruno Maderna) si è dedicato prevalentemente alla composizione, e ho creato musiche di scena per spettacoli teatrali, video-istallazioni, sonorizzazioni, performances e colonne sonore cinematografiche.
Ho collaborato, tra gli altri, con i musicisti Chris Cutler, Fred Frith, Heiner Goebbels, Tony Coe, Phil Minton, Lindsay Cooper, Lamin Kontè, Paolo Fresu, Enrico Rava, Glenn Ferris, Gianni Gebbia, Emilio Galante, Vincenzo Vasi, con i registi John Dexter, Guglielmo Ferro, Ugo Gregoretti, Cesare Ronconi, Gianni Zanasi, Marisa Montibeller, Fabio Scamoni, Enza Negroni, e con il fotografo Olivo Barbieri.

Paolo Enrico Archetti Maestri, fondatore e chitarrista di Yo Yo Mundi, gruppo nato alla fine degli anni '80.
Il loro primo disco, La Diserzione degli Animali del Circo, esce nel 1994 e da allora hanno pubblicato altri undici album (ecco alcuni titoli dei loro album: Sciopero, Alla Bellezza dei Margini, 54, Resistenza, La Banda Tom e altre Storie Partigiane, Fuoriusciti, Chang) e intrecciato il cammino artistico con diversi artisti tra i quali ricordiamo: Lella Costa, Ivano Fossati, Teresa De Sio, Violent Femmes, Marino e Sandro Severini - The Gang, Giuseppe Cederna, Eiffel 65 - Bloom 06, Franco Branciaroli, Michael Brook, Wu Ming, Stefano Tassinari, Massimo Carlotto, Francesco Di Bella (24 Grana), Guy Kyser, Beppe Quirici e Giorgio Gaber. Nella loro notevole attività concertistica vanno segnalati i tour in UK del 2006 e 2008).
Hanno dato vita a una casa di edizioni musicali, uno studio di registrazione e a un'etichetta discografica - la Sciopero Records - per dare spazio a tracce di musica spontanea e creare un nuovo spazio discografico nella nostra penisola.
The plot

Hugh Carver (Donald Keith) is an athletic star and a freshman at Sanford College. During a hazing initiation by his fraternity brothers, he meets Cynthia Day (Clara Bow), a popular girl who loves to party and have a good time. She introduces him to the pleasures of illicit drinking, dancing at illegal roadhouses, and necking in the back seats of cars. A love-triangle develops between Day, Carver, andCarver's roommate, Carl Peters (Gilbert Roland), who also likes Day. Eventually, Peters gives up his crush on Day and reconciles his friendship with Carver.

Carver's grades, athletic performance and moral character begin to suffer as a result of his late nights and wild partying, and on a visit home, his strict father tosses him out of the house and tells him not to come back until he's 'made good'. After almost being arrested at a roadhouse raid, Day and Carver escape in her automobile, and Day realizes that her lifestyle is bad for Carver, so the two stop seeing each other.

Carver's school performance then improves greatly, and he leads his teammates to victory at the big football game at the end of the year. Peters tells Carver that Day still loves him, and that she has changed, becoming less wild and more mature. Day and Carver are reunited at the end.

Background

The Plastic Age was based on a 1924 book of the same name written by Brown University professor and popular novelist of the time, Percy Marks. Professor Marks' novels were about his students, the 'flaming youth in rebellion' of the twenties, who danced to wild jazz, drank from silver flasks, and had petting parties.

 It was Preferred Pictures' biggest money-maker to date and a huge hit with audiences. Clara Bow became famous as a result of this film, and critics praised her performance as sensational. Because of her success, Adolph Zukor, head of Paramount Pictures Corporation, the biggest studio in Hollywood at that time, offered to merge with Preferred Pictures (a much smaller studio), and make Preferred's head B.P. Schulberg an associate producer at Paramount. Zukor was actually looking for star talent, as he had recently lost many of his biggest stars — Gloria Swanson had defected to United Artists, Roscoe Arbuckle's career had ended due to the Virginia Rappe scandal, and Wallace Reid had died from his morphine addiction. What Zukor actually wanted was The Plastic Age's sensational star, Clara Bow.

The copy reviewed is Image Entertainment's DVD version produced by David Shepard and his company Film Preservation Associates, offered as a double-feature DVD with The Show-Off (1926). It was mastered from a 16mm print.


 

 
     

   
   
   
   
   
 
   
   
   
   

 

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